mercoledì 31 agosto 2011

Sangiovese non fa miracoli, fa il Brunello

MONTALCINO - Il sangiovese è un'uva e non un santo che fa miracoli. Un Rosso di Montalcino al 100% sangiovese come da disciplinare della Doc non è né una panacea enologica né commerciale. Dire che cabernet e merlot come vogliono introdurre alcuni produttori del consorzio di Montalcino nel Rosso stravolgano la tipicità della Doc secondo me è da provinciali.

Presuntuoso? Pensiamo alla storia del Tignanello. Nessuno può negare che un vino come il Tignanello fatto di sangiovese e cabernet sauvignon non sia riconoscibile, tipico o toscano. Anzi è diventato supertoscano, secondo la definizione che proprio la stampa estera gli ha dato.

Sostenere che varietà bordolesi stravolgano la tipicità ilcinese denota a mio parere una certa chiusura di palato come di mentalità, di degustatori abituati ai vini solo regionali e poi spiazzati da un'internazionalità più dell'assaggiatore provinciale che figlia oggettiva di una standardizzazione enologica.

Mi chiederei piuttosto perché certi produttori vogliano aggiungere merlot, cabernet o syrah al Rosso di Montalcino? Sono convinti di venderlo di più e meglio perché è più buono con le varietà internazionali? Ma siamo sicuri?

Il Rosso di Montalcino è il sangiovese del Brunello da bere giovane, fruttato, dalla struttura più semplice, a un prezzo medio basso. Aggiungere cabernet significa dargli una struttura maggiore che lo pone in concorrenza col fratello maggiore Brunello e aggiungere merlot significa dargli una pienezza
che può contrastare con l'idea di un vino beverino. Mentre il mondo cerca vini da bere da soli, produrne di strutturati da bere a tavola sembra un suicidio commerciale.

Stando così le cose, cambiare il disciplinare del Rosso finisce per sembrare soltanto un cavallo di Troia per cambiare quello del Brunello come bene ha sottolineato in fondo al suo intervento Nicolas Belfrage MW sul sito di Jancis Robinson MW. O peggio, per continuare a tenere nelle vigne cabernet e merlot e praticare un malcostume già costato il Brunellogate.

In conclusione, merlot e cabernet secondo me non aiutano il Rosso di Montalcino sui mercati, ma non ne stravolgono nemmeno la tipicità. Però temo che questo cambio serva ad altro, ad aprire un precedente, a minacciare il Brunello 100% sangiovese e quello no! non deve essere modificato. Anch'io voto NO al cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino.

venerdì 26 agosto 2011

Aldo Santini Ha Vissuto

LIVORNO - Ho appreso soltanto ieri che il 3 agosto scorso è morto Aldo Santini. Aveva 89 anni, era di Livorno. Fu inviato dell'Europeo della stagione d'oro, collega di Oriana Fallaci dalla quale era stimato e temuto. E fu una grande penna enogastronomica, una delle migliori. Con poco da invidiare a Veronelli, Brera e Soldati.

Forse è a quest'ultimo che più assomigliava la sua scrittura. Aldo Santini scriveva con una chiarezza che illuminava la pagina a ogni riga. Era incredibile come riuscisse a citare letteratura antica (soprattutto), teatro, storia (tantissima) per scrivere di un produttore di vino con la scorrevolezza del romanzo di viaggio.

Mi ricordo ancora in "Brunello sei grande" (Muzzio editore) quando raccontava con squisita autoironia di aver strusciato la marmitta (doveva amare le auto sportive) per andare nella cantina di un produttore, o quando descriveva tutta la vicenda matrimoniale legata ad Argiano col gusto aristocratico del pettegolezzo distaccato ed elegante, ma anche beffardo da toscanaccio di Livorno.

Santini non era un esperto di vino o di cibo come tanti si spacciano di essere oggi. Lo era forse di più, ma nel suo modo di porsi di fronte alla pagina scritta si percepiva soprattutto il cronista curioso e intelligente, incapace di perdere l'essenza delle persone che incontrava o le verità dei fatti raccontati. Il lettore penserà ch'io scriva per ammirazione, ed è vero. Ma la grande attualità di quelle pagine prova ch'io dico il vero.

Non è solo una coincidenza se nel cassetto in redazione ho una copia della sua Cucina maremmana. Dove si racconta delle zuppe mangiate "col cucchiaio nella destra e la cipolla nella sinistra". Dove si sostiene la tesi delle influenze spagnole nella cucina dell'Argentario dai tempi dello Stato dei Presidi. Con le ricette del pollo "in galera", delle folaghe pucciniane oggi vietate, dei ciaffagnoni, delle lumache, delle rane pescate alla maniera dei romani (e giù la citazione di Clodia e dei suoi "amanti come rena").

E poi la storia. Una Toscana con "tanti bovi da dipingere, ma pochi da mangiare" sintetizzando il tardo Ottocento di Carducci e dei Macchiaioli a testimoniare la povertà di soldi epperò la ricchezza di cultura. Santini raccontava la gastronomia con la tensione vibrante dell'inviato di guerra e l'ironia leggera dell'uomo di mondo. Come ha chiesto per la sua lapide, Santini non è morto: "Ha vissuto".

giovedì 25 agosto 2011

A Tavola sulla Spiaggia

FORTE DEI MARMI - A tavola sulla spiaggia e' una gara di cucina sul mare della Versilia, bagno Roma di Levante (quello del Guidi della Capannina).

La kermesse nata dall'Uomo in cucina di Ugo Tognazzi, amico e compagno di scorribande gourmet di Gianni Mercatali che la organizza e' cominciata che io ancora giocavo con le biglie.

Partecipare insieme ai grandi chef Sirio Maccioni, Lorenzo Viani, Romano Franceschini che hanno cresciuto i giovani vestiti alla marinara sara' un gran divertimento oltre che un grande onore.

Oltre vent'anni di storia della cucina italiana tra frittatine di arselle, uova in parrucca, cacciucco, vitello estivo, ma anche polpettone e dolci.

Piaciuti il piatto naturale di Stella di Campalto e il cacciucco della giovanissima Gaia Bianchini; bell'incontro del coniglio della fascinosa Nadia Zenato col rosso di Montefalco Caprai e chicchissima Alessia Barbolani di Montauto.
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mercoledì 24 agosto 2011

E'divino, la Capri dei Capresi

dell'Avvocato G.C.

ISOLA DI CAPRI - E' divino... Nel cuore dell'isola del fashion vip, genesi e destino dell'apparenza, dove parlare di Capri rimanda ai profumi della dolce vita e dell'americano in vacanza, attraverso il vicolo di Via Sella Orta, si apre lo scorcio sull'E'divino.

Più che un ristorante è la cucina di casa, dove intorno si snodano un piccolo soggiorno, una sala da pranzo retrò tappezzata di carta da parati damascata, con un tavolo di legno e una zuppiera di porcellana che ti riportano ad odori e sapori lontani. Luoghi che diventano occasione per consumare un bicchiere di vino e scambiare sorrisi.

Poi un piccolo ingresso, una vecchia stufa in maiolica fa da piano di appoggio. Il pavimento è così fresco che l'istinto è quello di togliersi i sandali (l'avvocato è una lei, ndr.) e camminare scalzi. Il percorso leggermente ti sospinge verso una porta di legno tinta di bianco spugnato. Quel che ti conduce è il profumo della mentuccia selvatica e un leggero alito di vento.

E così, entrare nel giardino interno del locale è come entrare in un vecchio orto, dove nulla, però, è lasciato al caso. Un archetto di pietra bianca e un pergolato sono rifugio di vecchi tavoli di legno,
di panche e di cuscini. E ancora, un corridoio ricavato tra due muretti di pietra a secco ospita tavolinetti da fumo che si affacciano su piccoli spiazzi verdi.

Senti l'odore della terra bagnata, il profumo dei grappoli di pomodori maturi. Vedi il colore delle zucche non ancora colte. Alzi lo sguardo, e, sopra di te, un piccolo ma vigoroso albero di limoni che ti inebria di ricordi lontani nel tempo. Le sedute sono ferme come massi, ma ammorbidite da cuscini colorati dove poter sprofondare.

E poi, ancora, l'odore della cera dei lumini posati sui tavoli. Una luce non invadente che ti permette di carpire negli occhi di chi ti sta di fronte il brillare delle emozioni. La cucina è semplice, ma di quelle che ti trascina. Il sapore dei paccheri con la braciola, e di quelli con il baccalà e i broccoli si fonde con il profumo agrodolce del gorgonzola con le pere caramellate.

La parmigiana di melanzane appena scottate e la bruschetta di pomodori datterini lasciano il campo alla scarola saltata, profumata di peperoncino. Una mousse di cioccolato intrigante non fa venir meno la voglia della scioglievolezza della pasta frolla ripiena di mele appena uscita dal forno. I vini sono quelli dei sapori semplici.

Dai bianchi della zona, Fiano, Greco, e così via, ai toscani come il rosso di Montepulciano, il Morellino di Scansano. Compare un insolito Dolcetto d'Alba. E una volta che hai saziato i tuoi desideri di sapore, trattenersi seduti in mezzo ai virgulti, chiacchierando sotto voce, e condividendo i pensieri e le parole altrui, più che mai ti fa sentire libero.

Il tempo sembra fermarsi anche se per un momento solo: nel profumo del fresco, nel leggero scondinzolare del cane “Scarafone”, nel passaggio sornione di un gatto nero sul tetto vicino. Nella luna piena che si apre un varco tra i rami colmi di limoni.

martedì 23 agosto 2011

La Lettera che Ogni Chef Dovrebbe Leggere

FIRENZE - Sul Corsera di oggi c'è una lettera di Giorgio Faletti al critico Giorgio De Rienzo recentemente scomparso. Un "Elogio della stroncatura", la trovate qui. Ormai se ne leggono sempre meno di stroncature. Si predilige consigliare solo i ristoranti e i vini di piacevole impressione. I prodotti editoriali come le guide, hanno una coerenza maggiore solo con i locali meritevoli.

E' giusto però che un critico scriva anche le esperienze negative che incontra nella ricerca annuale di ristoranti e vini buoni. Perché lo spirito di servizio ai lettori è se vogliamo più forte nel suggerire di evitare un locale che nel consigliare di frequentarne un altro. Ma è più difficile "piacere" nell'ottica di chi scrive per i cuochi e non per gli avventori.

"Nel corso della mia carriera mi sono sottoposto diverse volte e in diversi campi alla regola delle recensioni. È lo scotto che deve pagare chi ha l'ardire di volere comunicare con la pretesa di essere ascoltato. Quando ne ho avute di buone, ho sempre sollevato un telefono o scritto una mail per ringraziare. Quando ne ho ricevute di meno buone non ho mai protestato, pensando che quelle critiche, anche solo in parte, forse me le ero meritate".

Faletti aspetta d'incontrare De Rienzo, per dirgli la sua. Lo fa con una battuta che suona più o meno così. "Se al primo romanzo mi ha dato 3 e al secondo 4, noto che sto migliorando e che tra un paio di lavori prenderò la sufficienza".  E poi conclude senza bisogno ch'io aggiunga il mio commento.

"E tu mi hai risposto nel modo per me più bello del mondo: hai sorriso. E lì ho capito che la tua severità nei confronti delle mie opere non era un attacco alla persona ma al contenuto, con la serenità d'animo che ogni critico dovrebbe avere nel momento in cui si appresta a recensire una storia. Da quel sorriso ho capito che eri una persona che mi sarebbe piaciuto conoscere meglio, non per avere un numero più alto nella tua pagella sul giornale ma per avere un numero più alto di amici".

venerdì 5 agosto 2011

Cameron a Le Chiavi d'Oro


AREZZO - Il premier britannico questa volta è cascato bene al ristorante le Chiavi d'oro di Arezzo che abbiamo già recensito a novembre qui. Un locale discusso nella cittadina francescana, divisa sul locale degli ex proprietari della trattoria da Guido tra entusiasti e critici.

Cameron e la moglie Samantha hanno mangiato paccheri con guanciale e pomodori datterini e bistecca di Chianina di secondo, mentre la signora ha optato per un muscoletto alla pizzaiola, scelte prudenti e di non troppa curiosità come è comune nei politici.

Una scelta di cui essere contenti perché spesso nelle città toscane ci sono locali di chiara fama all'estero che non meritano gli elogi gastronomici di cui si fregiano. Invece le Chiavi d'oro è un ristorante di materie prime stagionali e ricette sensate.

mercoledì 3 agosto 2011

E' morto Francesco Arrigoni, penna limpida del Corsera


MILANO - Dopo le notizie trapelate ieri, oggi è morto Francesco Arrigoni. Aveva moglie e due figli. Era andato a fare una passeggiata a Villa d'Adda. Era il giornalista enogastronomico del Corriere della Sera. Trovate un ritratto chiaro e asciutto nelle parole scritte da Luca Zanini proprio sul Corrierone.

Chi scrive di cibo o di vino in Italia non può non conoscere il delfino di Gino Veronelli. Giornalista gastronomico del Corriere della Sera e blogger della testata medesima. Il traguardo per ogni vero giornalista italiano del settore.

Articoli sempre perfetti, mai privi d'intelligenza, sempre al di fuori e al di sopra delle questioni modaiole dei blogger tout court. Un garbato gusto per la polemica come nei confronti di quel ristoratore brianzolo che invocava un "Marchionne della ristorazione".

Ha scritto bene Zanini, Arrigoni era una persona garbata e schiva. Era anche un professionista coi fiocchi, forse non sanguigno come nello stile classico della critica gastronomia italiana dei figli di Monelli, Brera e Veronelli, ma proprio per il suo distacco grande. Sapeva che raccontare la tavola non è come operare a cuore aperto.

Non vengono troppo valorizzate le persone così in Italia. Non sono bravi a fare i pr di se stessi, non sono troppo presenzialisti e finiscono presto nell'abisso popolare di coloro che-se-la-tirano-perché-sono-del-Corriere, invidiati perché non devono scrivere markette per scrivere. Arrigoni invece era un collega dal quale si poteva imparare. Ci mancherà.

Il Blog delle Sagre a Siena/ La Pania


di Stefania Pianigiani

SIENA - La Pania,  è la prima “fiera gastronomica” nata all’interno di una contrada senese, la “Nobile Contrada del Nicchio”e quest’anno tocca l’edizione numero quarantasette! I “Nicchiaioli”, sono gente indaffarata in questo periodo, anche perche la festa, piano piano li condurrà al Palio dell’Assunta! Perciò vi capiterà di trovare anime affaticate, ma sorridenti, mentre prenderete il vostro “mangiare”!


Nei giardini, dove sfocia il “Bottino Maestro di Fonte Gaia” , il trabocco della fonte di Samoreci  ci si avventura tra osterie, vinerie, pizzerie, dove i bambini potranno giocare e addentare un trancio di pizza al taglio. Il mangiare in contrada, come diceva il Righi Parenti, evoca un gioco di squadra non indifferente, ognuno ha la sua mansione ben precisa,  ogni contradaiolo indossa l’ambito duetto grembiule e toc, quindi non resta che decidere dove andare! Io quest’anno ho scelto il ristorante, perché non c’ero mai stata!


Cena di pesce e carne con vini in abbinamento, e udite udite, anche sotto un tetto estensibile! Da giugno è stata montata una tettoia, semovente, perciò in barba all’acquazzone estivo, le tovaglie di fiandra, rimangono asciutte! Qui si alternano gli chef veri che vengono dai ristoranti di Siena e provincia, e dall’intera regione! A me è toccato “Toccio”, l’Alessio Fantozzi, che ama stupire con assaggini e tartufo.


Una bandiera con un porco-pirata attende l’avventore all’osteria, dove con quindici euro, si mangia il pasto completo dall’antipasto al dolce. Siccome ci sono i giovani reparti, a servire,  hanno deciso di fare le serate a tema, come quella tirolese, o il Moulin Rouge, quindi preparatevi a tutto e di più…compresa la tegamata di maiale.


L’”Orto di Ottaviano”, sempre con menu fisso a 18.00 euro per quattro portate, si diletta con il piatto principe della cena, diverso ogni sera. Inoltre la novità di quest’anno sono i prodotti della filiera corta, provenienti dalle aziende del territorio in collaborazione con la Coldiretti.

All’”Angolo dell’Unto”,pasta , fritto chiasso punto, si trova sempre la carbonara, il fritto  di pollo o coniglio, che qui gli piace assai precisare “conigliolo” e un primo piatto.

La brace, comunque resta uno dei posti più desiderati, quindi mettetevi in fila per gustare grigliate di carne, bistecche e salsicce, accompagnate da fagioli vari. Non si va via senza far quattro salti nella pista da ballo, e una corsa al “Palio dei Barberi! E dopo una serata così. E’ il rosso del corallo che m’arde in cuor….

martedì 2 agosto 2011

Fare l'orto, spaghetti alla vipera

BONEGGIO - Oggi ho raccolta la prima zucca dell'orto e ci sono tanti fiori in procinto di sbocciare, tra domani e dopodomani potrei farci qualcosa.

Ma oggi intanto ho pestato una vipera! Gialla e nera, lunga un metro e mezzo circa, e' sgusciata da un angolo del muretto a secco mentre passavo. E l'ho pestata, come la statua della Madonna che era nel refettorio della mia scuola elementare. Come se non bastasse ero con le espadrillas che uso per stare in casa!

La sensazione di molliccio e la partenza della vipera mi ha mandato l'adrenalina a mille, ci siam presi uno spaghetto pazzesco sia io sia lei e credo di aver urlato "oh cazzo" o qualcosa del genere. Non sono stato morso, non chiedetemi per quale miracolo...

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lunedì 1 agosto 2011

Le migliori pizzerie su Iphone


NAPOLI - Le migliori pizzerie di Napoli e della Campania 2011 su Iphone a 1,59 euro. E’ su Apple store la App Made in Naples sull’universo della Pizza napoletana. “Dove si mangia la migliore pizza del Mondo?”. A Napoli e in Campania, è la risposta che la nuovissima applicazione per Iphone e Ipad - realizzata da Monica Piscitelli per il popolare Luciano Pignataro Wine Blog - dà ai milioni di appassionati e foodies.

Chissà se c'è e cosa dice la recensione della pizzeria di via Forcella, dove capitai qualche anno fa nonostante Camillo Langone l'avesse vivamente sconsigliata, per provare una delle migliori - mi dicevano - pizze di Napoli.

Con l’approccio tipico di chi lavora nella informazione per l’enogastronomia e conosce palmo a palmo la città e la regione, ora la giornalista e blogger napoletana, recensisce le Migliori Pizzerie di Napoli e della Campania: 46 esercizi e protagonisti descritti nei dettagli, con le loro storie e specialità da scoprire e assaggiare.

“Per questi uomini e queste storie ha iniziato a soffiare un vento di riscatto che cresce di giorno in giorno di pari passo con la conquista da parte dei più giovani artigiani della pizza di sempre più ampie finestre di visibilità e interazione sul web” commenta Monica Piscitelli.

L’inedito lavoro digitale, realizzato dall’autrice con un gruppo di creativi e sviluppatori che fa capo alla agenzia Startmedia di Aurelio Speranza per il noto blog del giornalista Luciano Pignataro - con il sostegno di Consorzio Mozzarella di Bufala Campana, Oleificio Fam, Danicoop, Graziella e Molino Quaglia - racconta 46 delle Migliori e  più antiche Pizzerie di Napoli e le valuta elaborando, con “Le scelte di Monica”, quattro classifiche per l’individuazione dei migliori artigiani, esercizi e prodotti.

Si tratta della Top 10 delle “Pizzerie Pala d’Oro”,  una rosa degli esercizi più affidabili tra le migliori; della Top 5 delle migliori Pizza Margherita; della Top 5 delle migliori Pizze Ripiene e, infine, della Top 5 delle migliori Pizze Creative, ovvero quelle più innovative, espressione della inventiva dei pizzaioli nella ricerca di accostamenti sempre nuovi. Esprimendola in “Forchette” (da un minimo di 1 a un massimo di 3. Dove 4 è assegnato solo alla Pizzeria classificata come Pala d’Oro ), la valutazione dell’autrice riguarda la qualità della pizza, la disponibilità di una più o meno ampia scelta di vini e birre, l’atmosfera, il servizio e il prezzo.

Completano il lavoro il“Vale la visita” nella quale è suggerita un’esperienza da vivere - da una specialità da provare a una situazione speciale – il “Da non perdere” dedicato alla segnalazione delle principali attrattive di carattere turistico da visitare in occasione della visita a una pizzeria tra quelle recensite.

Fare l'Orto, la potatura

BONEGGIO - Tempo di potatura per i pomodori tardivi, prima di essere legati. Un'operazione tipo la "scacchiatura", come dicono in umbria, per le viti.

Quando la pianta di pomodoro fa la sua V, la biforcazione dalla quale partono i due rami principali, e' necessario togliere tutti gli altri getti sottostanti.

Riconoscerli e' semplice. I getti vanno verso l'alto, i rami di foglie da preservare per l'ombra durante il mese di agosto, puntano verso terra.

Una potatura verde e' necessaria per evitare che la pianta perda linfa, energie e minerali in buttate infruttuose, a scapito della ricchezza di gusto dei pomodori.

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