domenica 31 luglio 2011

Fare l'Orto, la Gramigna

PERUGIA - La natura e' femmina, non puoi trascurarla. Dopo due settimane lontano dal mio orto tardivo, colgo i primi frutti.

Un paio di bei fiori di zucchina, ma soprattutto chili di gramigna, una pianta infestante. Ha un aspetto grasso e tondeggiante, quasi come una valerianella, del tutto innocuo.

Invece va tolta perche' toglie nutrimento ai frutti che aspetto. E l'unica consolazione che si ha a stare in ginocchio dalla natura per riconquistarla e' il profumo di menta e basilico.

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venerdì 29 luglio 2011

Ha aperto La Leggenda dei Frati

Ombretta, Filippo e Nicola Saporito
CASTELLINA IN CHIANTI - Ombretta, Filippo e Nicola Saporito traslocano, adesso è ufficiale. Il ristorante la Leggenda dei Frati da oggi, venerdì 29 luglio, si sposta in Casa Cecchi, di fronte alla cantina di Villa Cerna, dove in una classica dimora Toscana trova posto il nuovo ristorante gourmet.

La leggenda dei Frati vivrà in totale indipendenza rispetto alle attività della cantina e manterrà le caratteristiche che da sempre la contraddistinguono: cucina del territorio, attenzione a materie prime selezionate seguendo la filosofia del km zero e della stagionalità, compatibilità e basso impatto ambientale anche in cucina, etica del consumo e predilezione per prodotti biologici.
Un esempio che approfondiremo presto su questo blog è il ragù di vacche magre. Un sugo di carne classico ottenuto da Chianine certificate che pascolano libere! tra le colline dietro Principina e il parco medesimo, poco adatte ai tagli tradizionali perché molto dure, ma di qualità fuori dal comune per questo tipo di intingoli. 
Tuttavia lo spazio diverso e più ampio darà nuovi impulsi ai Jeunes Restaurateurs della Toscana per creare proposte più brillanti. Ci sarà anche un  wine bar con un menu semplice e con piatti del giorno a cui verranno abbinati vini al bicchiere, analcolici di qualità e birre artigianali.
LA LEGGENDA DEI FRATI
Localita' Casina Dei Ponti, 58
 53011 Castellina In Chianti (SI)
Tel: +39 0577 301222

giovedì 28 luglio 2011

Cracco in Versilia

FIRENZE - Carlo Cracco si trasferisce a Forte dei Marmi da lunedì primo agosto. Lo chef milanese cucinera' all'hotel Principe di viale Morin per un mese, periodo di chiusura estiva del ristorante di via Victor Hugo.

Ma Cracco potrebbe anche fermarsi. "A me piacerebbe" ha detto al telefono. L'esperienza "potrebbe avere un seguito" ha confermato testuale. L'albergo non e' stagionale, ma aperto tutto l'anno.

Il Principe del Forte e' di proprieta' di una societa' a maggioranza russa. La sua terrazza di Roma imperiale, il quartiere delle ville top del Forte (Moratti, Alberoni, gli Asburgo) quest'anno sembra molto di moda.

Non e' la prima volta che Cracco lavora in Toscana. Ai tempi della gavetta era in cucina all'Enoteca Pinchiorri di Firenze. Nonostante il ritratto della Jessica Parker dell'Oltregiogo, lo chef e' ansioso di confrontarsi con i colleghi della Versilia in grande umilta'. "Ci sara' da capire e imparare" ha detto.

La Versilia, terra di grandi classici come Lorenzo e Romano, con giovani talenti come Mattei (Byron) cresciuto da Ducasse e pure classicheggiante, potrebbe influenzare Cracco (che puo' ha in mente anche una cucina più territoriale per sua stessa ammissione) e Cracco potrebbe influenzare la Versilia.

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mercoledì 27 luglio 2011

Venduto Poggio di Sotto

MONTALCINO - Non facciamo come il calciomercato, con le prime pagine dei quotidiani sportivi uguali da settimane, su Sanchez, Hamsik, Sneijder (Moratti non venderlo, per piacere). Solo sulle voci e poi sulle smentite anche in enogastronomia, anche per la notizia che Piero Palmucci (che continua a negare ufficialmente) ha venduto Poggio di Sotto a Montalcino.

Ora ci sono almeno due conferme alla indiscrezione uscita su Winenews il 16 luglio. La prima è che ai vicini di vigna sono arrivati i documenti di prelazione: caro vicino, sto vendendo, se hai qualcosa in contrario eccetera... La seconda è che i compratori sono stati visti nei giorni scorsi nelle vigne di Poggio di Sotto, come ha confermato un amico che li ha accompagnati.

A molti sembrerà una notizia come un'altra. In questi tempi di crisi Poggio di Sotto non sarà né la prima né l'ultima azienda in vendita a Montalcino come da altre parti. Anzi... Ma Piero Palmucci in pochi anni ha dimostrato con il suo sangiovese piccolo che eleganza può esprimere il Brunello.

I suoi vini scarichi di colore e raffinati nei profumi e nei tannini, mentre altri per ottenere polifenoli morbidi avvelenavano tutta una denominazione, hanno conquistato tanti di noi. I nuovi proprietari (Bertarelli di Alinghi con la gestione di Claudio Tipa) hanno già dimostrato soprattutto con Grattamacco di aver cultura enologica oltre che capitali, quindi non credete a chi griderà allo straniero.

martedì 26 luglio 2011

Il Miraggio della Chianina

FIRENZE - Un po' di numeri sono andati di traverso ad alcuni ristoratori ieri a Firenze durante il convegno su come comunicare la qualità, organizzato dallo Studio Umami nell'ambito di Vetrina Toscana e Degustatipico, al quale ho partecipato come relatore con Leonardo Romanelli e Stefano Tesi.

Nel 2010 in Italia sono state macellate 47.500 Chianine secondo i dati del Libro genealogico nazionale fornitomi dagli allevatori. Con una stima per eccesso, se da una vitella si ricavano 24 bistecche (12 costate e 12 lombate), il numero di Fiorentine di Chianina sul mercato in Italia all'anno supera di poco il milione.

Ammettendo per un attimo che fossero vendute tutte in una città come Firenze (ma parliamo del mercato nazionale), ce ne sarebbe una per ogni otto turisti visto che la città gigliata, secondo i dati della Provincia, conta 8 milioni di pernottamenti all'anno in città.

Quanti ristoranti hanno in carta la Chianina? E il Lardo di Colonnata? E la cipolla di Tropea? E il finto tartufo? E perché? E' il limite di comunicare soltanto tramite il menu che quindi deve dire di più. Il lavoro di sala si è perso e si sta perdendo. E' solo uno dei mali della ristorazione emersi durante il convegno-dibattito svoltosi ieri. A trasmettere la qualità è rimasto solo il menu, che ti fissa immobile, in bianco e nero.

Tutti d'accordo invece sui vantaggi della tipicità, anche se sul concetto non c'è stata una uniformità di vedute, anche se sui bollini che la certificano resta grande scetticismo e anche se non tutti, a ragione, tendono a riconoscere un rapporto direttamente proporzionale tra questa e la qualità.

lunedì 25 luglio 2011

Il Futuro di Sirio Maccioni

Maccioni nelle cucine del Four Seasons a Firenze (foto Riccardo Schirmacher)
FIRENZE - Sirio Maccioni è un uomo che pronuncia la parola menu alla francese, con la i che si sente. Di un'altra generazione, che ha "compiuto 20 anni molti anni fa" come ama ripetere, l'uomo a cui l'ex vicesindaco di New York Mazzonelli, per conto di Rudolph Giuliani, telefonò per chiedere di restare aperto la mattina dell'11 settembre di dieci anni fa, il ristoratore che ha cucinato per tutto il bel mondo.

In una colazione informale al Four Seasons di Firenze, Maccioni ha annunciato i suoi due nuovi progetti che spiegano come mai lui ha sfondato in quella Grande Mela dove francesi e spagnoli non sono riusciti. Un ristorante a New Dehli, l'apertura del quale è prevista per il prossimo 7 settembre e il miglior ristorante toscano a New York, all'hotel Pierre, nei prossimi anni.

Maccioni, montecatinese emigrato in Usa con la moglie Egidiana, padre di tre figli oggi tutti impegnati nel suo impero gastronomico di Le Cirque (tra Nyc e Las Vegas) conta più di mille dipendenti, oltre 50 milioni di dollari dichiarati al fisco americano e 400 coperti al giorno al solo Le Cirque.

Ma non si ferma ed è tornato in Italia, come ogni estate da sessant'anni, questa volta anche per cercare un giovane chef da lanciare per il progetto del Pierre. Fino a oggi, infatti, tra i gourmet affezionati a Maccioni si diceva che a Nyc ci sono la cucina italiana, la cucina francese e la cucina di Le Cirque.

Un riferimento di qualità testimoniato da insospettabili come Paul Bocuse, amante del bollito di Egidiana Maccioni, dalle "cucine più belle del mondo" a dimostrazione del rispetto dei dipendenti (molti dei quali a cominciare dal maitre con Sirio da anni) e di una passione per la buona cucina e l'ospitalità immutata dopo 40 anni.

Ironie Usa su Docg Ita

FIRENZE - Dura critica di Antonio Galloni su Wine Advocate alle Docg italiane. Dopo l'entrata nell'elite club come lo definisce il palato di Robert Parker in Italia di Frascati e Montecucco scatta lo sconcerto.

Non per le due ultime Docg, con il Montecucco in grado di espressioni anche di lungo invecchiamento, ma comunque non paragonabili ad Amarone, Barolo o Brunello.

Ma dal 2003 a oggi le Docg sono passate da 26 a 60! Più che raddoppiate in otto anni rispetto alla crescita più equilibrata nei due decenni precedenti dal 1980 al 2000.

"Non vi viene da ridere?" ha scritto Galloni puntando il dito contro il legislatore italiano accusato di squalificare cosi' l'elite controllata e garantita. Come dargli torto.

mercoledì 20 luglio 2011

Il Blog delle Sagre a Siena... "Bao Bello Chef"


Fiorentine e "costoliccio" sulla griglia del Bruco

di Stefania Pianigiani

SIENA - Via del Comune, sia che si guardi all’insù da Porta Ovile, che all’ingiù dalla fine di Via dei Rossi, rimane sempre una discesa ripida o una salita erta, ma per una volta nessuno ci fa caso a questo, per una volta non si pensa alla fatica, ma alla pancia.

Varcare il portone dell’ALBA,  (la  Società della Nobile Contrada del Bruco), è sempre un'emozione, vuoi per il bellissimo museo della contrada, vuoi la mostra “Memorabilia”, legata al Palio, vuoi il buon cibo che attrae avventori da ogni dove, per il “Bao Bello Chef”.


Il "Bao Bello Chef", è ormai giunto alla “trentottesima” edizione e per i senesi e gli extra moenia  è una vera e propria istituzione: nei giardini  del “Bruco”, per dieci giorni, non  si guarda contrada di appartenenza o città forestiera, sono tutti partecipi allo stesso modo a bere “vino bono” e gustare companatico.

Una grande piantina giallo-verde, è presente all’entrata per districarsi tra “Ristorante”, “Osteria” “Bracere”, “Pizzeria” e ancora tanti “IA”, come la gelateria, la rhumeria dalle “Chicche Brille” e la birreria. Fanno eccezione lo "stand dei vini" (chissà perché non c’è scritto vineria ;-) )  e l’american bar ( via, un termine straniero è permesso).

I colori della contrada del Bruco

Io mi dirigo al “bracere”, che non necessita di prenotazione, mi metto in fila e dopo aver deciso che prendere,  con un vassoio, mi avvio verso la “baita di legno”: come antipasto c’è la bruschetta al pomodoro, poi uno sceglie tra tortellini, o pasta al ragù o pomodoro, di frutta c’è il cocomero. Per la “ciccia”, si attende la fine della casina e si va a prendere direttamente il pezzo scelto.

Al bracere, come negli altri posti, ci stanno i “contradaioli del Bruco” a turno: ognuno con la propria mansione: chi è addetto alla coppia di salsicce, chi all’arista, chi al costoleccio (la rosticciana), poi c’è il guru della bistecca e quello della “fiorentina”. Con 15-20 euro, si fa un pasto completo, esclusa la fiorentina. Per il bere se la compagnia è consistente si può optare per il bottiglione di vino della casa da  1,5  litri.

Altra istituzione è l’”Osteria Dal Minelli”, con piatti tradizionali: l'ocio in umido con patate, fritto misto,  frittata in trippa, pappa al pomodoro, trippa alla senese e fagioli, ossobuco e spezzatino con fagiolini, baccalà e bollito misto. Ogni sera c’è una pietanza diversa, ma qui bisogna prenotare, come al più raffinato ristorante sottostante, dove si zizzaga tra menu di pesce, carne o tartufo.

Finita la cena due salti in discoteca, musica dal vivo, quattro chiacchere e un giro di ruota al “Gioco dei Barberi”: con un euro, si compra un biglietto e la contrada che arriva prima può far vincere “cacio”, salumi e vino. Il Bao Bello  chiude i battenti il 22 luglio. Per prenotarvi 0577 40245

Firenze Citta' Aperta

FIRENZE - Lei si chiama Kathleen e dipinge la gastronomia fiorentina come la sta vivendo. Fuori da una trattoria di Borgo Santissimi Apostoli, ieri l'altro sera.
Firenze e' cosi', sbrigativa e senza tanti fronzoli, che ci sia da scegliere dove cenare o che ci sia da ripulire la citta' dall'alluvione.

O come in questo caso che ci sia da affidare a una giovane artista venuta a immergersi nel Rinascimento l'affresco del proprio locale. Un'opera che comincia prima di essere finita.

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martedì 19 luglio 2011

La Cucina Garibaldina

la sala e la terrazza del bsj di firenze

FIRENZE - Bellissima cena ieri sera al Bsj di Firenze. Cucinavano a quattro mani Beatrice Segoni e Igles Corelli, autore del libro La cucina garibaldina, edito da Gribaudo per la collana diretta da Carlo Vischi. Una cena a tutta pasta (Verrigni), impreziosita dalle erbette Koppert Cress e bagnata dalle bollicine lambrusche di Chiarli.

Il terrazzino del Borgo San Jacopo (che si può anche prenotare per una cena a due pagando l'equivalente dei quattro tavoli presenti) era completo. Certi lussi, a Firenze, per i prezzi intorno ai 20 euro a portata del ristorante, sono rari. Basta spostarsi poco più sù e fioccano le cannate per cucine anonime. Spiace per i confronti ma è così.

la millefoglie di beatrice segoni

E mentre mi scoprivo "sorbarista" convinto tra i lambruschi serviti (per l'acidità spiccata e un residuo zuccherino intorno agli 8 g/l), gli chef si divertivano a farci assaggiare una mousse di formaggi con cuoricini croccanti (BS), un gazpacho verde con maccheroncini piccanti alle verdure e spuma di friggitelli (BS), la P4 tutto pomodoro (IC), la millefoglie di guancetta al lambrusco con paccheri cacio e pepe (aperti tra una scaloppa e l'altra), il mio piatto della serata (BS) e infine lo spinosino croccante, servito come un timballo per dolce, con gelato alle prugne e frutti di bosco.

La macchina organizzativa del Bsj è sempre più unita e piacevole, la compagnia di imprenditori del settore con idee e passione, ancora più stimolante. Ne sono uscite un paio di notizie importanti, un-sei-bottiglie da comprare per la cantina e un ristorante assolutamente da provare in Emilia.

martedì 12 luglio 2011

Giungla Grandi Vini in Gdo

COLLESTRADA - All'Ipercoop di Collestrada c'e' una enoteca ormai nota nella provincia di Perugia. Ha il pregio di aver colmato una lacuna nel capoluogo umbro per chi volesse comprare vini esteri. Non solo francesi.

Ha pero' due difetti. Il primo e' che i prezzi dei francesi sono alti rispetto ad altre grandi citta' ma soprattutto se confrontate con le quotazioni globali e di internet.

Il secondo e' che scegliere senza un sommelier, un inserviente, un amico esperto e' come girare nella giungla senza bussola. Anzi peggio, con solo la bussola dei prezzi.

A cio' si aggiunga che se non avessi sperimentato le casse automatiche senza impiegata, di certo non mi sarei accorto che il codice a barre del Montrachet acquistato era prezzato con come Vosne Romanee (10 euro in più).

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martedì 5 luglio 2011

Fare L'Orto/2


PERUGIA - Un paio d'ore, due galle sulla mano e una quarantina di innesti dopo, l'orto è stato piantato. Ieri è venuto Marco col suo pick up nero e con la motozappa a tracciare tre solchi di una quarantina di metri ciascuno. Il tempo nella notte ha retto e stamattina la terra era perfetta. Asciutta, ma tenera e sfarinata.


Il terreno a Boneggio è di un'argilla chiara, leggermente sassosa, quasi un medio impasto. Credo a Ph neutro anche se non sarà il massimo per i peperoncini. Del resto siamo sui colli perugini del vino, su un crinale in buona posizione, il clima è asciutto. Un piccolo impianto d'irrigazione a goccia seguirà la maturazione degli ortaggi.


Oggi piove. E' una sensazione piacevole stare in contatto con i fenomeni della natura. Avere motivo di gioire o disperarsi per le condizioni meteo alle quali, altrimenti, siamo del tutto indifferenti se non per conversare con gli insulsi. Quest'acqua sarà perfetta per il mio orto tardivo.


Se l'esperimento funziona, l'anno prossimo andrò a cercare particolari cloni di pomodori e zucche che producono più fiori che frutti, nonché peperoncini dall'alto valore in Scoville. I più piccanti. Ho già un contatto.

sabato 2 luglio 2011

Fare L'Orto


PERUGIA - Non c'è rimasto molto "dai Romani" o se preferite "da Bruno" perché l'orto si pianta a primavera. Ad aver tempo... Approfittando però di qualche giorno più fresco e della terra bagnata (meno dura da zappare) ho deciso anch'io di fare il mio orto sui colli perugini del vino.

Così stamattina sono andato dai Romani, verso Torgiano, a prendere delle piantine che questa signora nella foto mi ha simpaticamente consigliato quelle "con le buttate", pronte a germogliare insomma. Premetto che sono assolutamente all'oscuro di come si tenga/pianti un orto. Negato totale.


Per le piante di quattro pomodori costoluti, quattro sanmarzano, un basilico, una menta, due peperoncini (uno forte e uno decorativo, cmq commestibile), venti cespi d'insalata canasta, due di lattura e due piante di zucchine (adoro i fiori) ho speso 15 euro.


Domattina scatta la piantagione. Motivo di tutto questo ambaradan? Cultura, certo, salute anche, come per Michelle Obama. Ma soprattutto la ricerca di archetipi di sapore, di fonti d'informazione diretta del sapore (chi fa il giornalista capirà che intendo). Il tentativo infatti sarà utilizzare soltanto irrigazione a goccia (zappare è faticoso), e se la stagione mi assiste evitare anche il ramato.